Azzorre: la vacanza a cielo aperto, tra vigneti, percorsi panoramici e whale watching
Nel cuore più blu dell’Oceano Atlantico, al largo della costa del Portogallo, si trova l’arcipelago delle Azzorre con le sue nove isole tutte di orgine vulcanica. Spesso nominate per il suo anticiclone, che quando arriva porta tempo stabile in Europa, eppure così lontane e dimenticate dal mondo. Non a caso, prima che fossero battezzate con il nome Açores (lo stesso di un uccello delle isole, ormai estinto), erano (s)conosciute con il nome di “isole sperdute”.
Prima degli abitanti portoghesi, pare non ci fosse altra forma di vita umana qui. E ai tempi, Cristoforo Colombo, quando spinto dai venti favorevoli arrivò senza troppi problemi in America, al ritorno non riuscì a raggiungere le Azzorre, neanche per sbaglio, a causa delle correnti e delle vele quadre, che non permettevano a nessuna nave di incontrare le coste delle Azzorre, scoperte solo in seguito con l’aiuto delle vele triangolari e di navi più moderne.
Atterrati a Ponta Delgada, sull’isola si São Miguel, la più grande dell’arcipelago, conviene spendere almeno tre giorni per godere dei paesaggi e delle attività sportive organizzando tour in jeep, in canoa, a piedi, in mountain bike o in deltaplano, con Picos de Aventura (www.picosdeaventura.com) . L’origine vulcanica di queste isole, São Miguel per esempio è il risultato della colata basaltica di ben cinque complessi vulcanici, offre panorami mozzafiato dall’alto dei crateri, ormai bacini naturali di laghi smeraldini, incorniciati dalle fioriture dai mille colori di ortensie e azalee che punteggiano il paesaggio, come in un quadro naïf. È l’isola degli sportivi questa, degli amanti della natura e dei viaggiatori in cerca di emozioni.
Qui si vive di pesca, artigianato e di coltivazione di tè e ananas, il dolcissimo dessert che non può mancare a colazione e al termine di ogni pasto. La zona ovest dell’isola propone percorsi unici per gli amanti del trekking intorno a Sete Cidades, sui bordi dei tre laghi: Azul, Verde e de Santiago, riconoscibile per il suo intenso color smeraldo. Le aree ben attrezzate permettono ai viaggiatori più organizzati di fermarsi a fare un pic-nic o addirittura un barbecue in compagnia. Se desiderate invece toccare il mare, da Ponta Delgada basta andare verso Ponta da Galera, dove trovere un’insolita e suggestiva spiaggia brillante nera ai piedi della chiesa bicolore di Sao Roque. Tagliando l’isola e proseguendo verso nord, si arriva a Gorreana, dove ancora oggi è possibile conoscere le fasi della lavorazione del tè. Dalla coltivazione al confezionamento all’interno della più antica fabbrica/museo. E dopo una tazza di buon tè, si prosgue verso ovest in direzione Ribeira Grande, fino a scendere a Lagoa do Fogo dove tra la vegetazione densa e rigogliosa, quasi caraibica, si nascondono piscine e cascate di acqua calda e ferrosa, come quelle di Caldeira Velha, in cui è anche possibile fare un bagno rigenerante prima di proseguire. La parte est dell’isola, attraverso percorsi panoramici, tra le serre di piantagioni di ananas, porta inevitabilmente alla scoperta del romantico Lagoa das Furnas e alle spettacolari fonti di acqua termale, le caldeiras. Sia il lago di Furnas che quelli delle Sete Cidades, offrono la possibilità, agli amanti del windsurf, di veleggiare e di fare canoa sulle acque verdi custodite da cornici naturali di rara bellezza.
Chi desidera svegliarsi con il cinguettìo degli uccelli del luogo, può prenotare anche una notte nel villaggio dei modernissimi bungalows di design (www.furnaslakevillas.pt). I gentleman del golf, invece, hanno a disposizione due campi tra azalee e ortensie fiorite in cui disputare le loro partite: il più recente si trova lungo la costa nord dell’isola, a soli dieci minuti da Ponta Delgada. 27 buche immerse in un paesaggio bucolico dove il verde della natura sfuma nel blu dell’oceano: è il Batalha, che richiede handicap 28 per gli uomini e 36 per le donne. Al suo interno, putting greens, driving range e chipping area. Ma il più bello delle Azzorre, conosciuto anche come il più scozzese dei campi, è senza dubbio il Furnas Golf Course, circondato da incantevoli panorami e costruito a 9 buche nel 1936 da Mackenzie Ross, esteso a 18 buche in un secondo tempo da Cameron and Powell. Sull’isola di Terceira, c’è il Terceira Golf Club il percorso a 18 buche PAR 72 più famoso del Portogallo perché, creato nel 1954 dai militari americani in stanza alle Azzorre. Le isole dell’arcipelago sono nove e tutte degne di nota perché una diversa dall’altra. Chi ama il vino, per esempio, può prendere un volo interno e atterrare a Pico, la piccola isola nera con la vetta vulcanica più alta di tutto il Portogallo (2.351 mt di altitudine). Qui c’erano un tempo i più bravi cacciatori di capodoglio. Oggi, su questi 500 km quadrati di isola, sono custoditi importanti vigneti coltivati direttamente a terra, considerati Patrimonio dell’Unesco per la loro particolare origine vulcanica e per l’inconfondibile sapore custodito all’interno delle bottiglie: Malvasia, Boal, Alicante, Sercial e Bastardo mixati, sono gli ingredienti del “verdelho”, il principale vitigno di Pico. Lungo il litorale dell’isola e sulle pendici di quello che è considerato il vulcano più bello del mondo, passeggiare tra le foreste di lauressilva è un sogno per gli esperti di botanica e per gli amanti delle passeggiate. Chi invece adora il mare e vuole incontrare balene e delfini che hanno scelto le Azzorre prima di rituffarsi in mare aperto, possono organizzare whale watching a bordo degli “zodiac”, le imbarcazioni del posto riservate agli avvistamenti di cetacei.
Da Pico, basta mezz’ora di battello per raggiungere l’isola di Faial e il porto di Horta, costruito fra due baie separate dall’istmo che conduce al Monte da Guia, oggi punto di riferimento obbligatorio dello yachting internazionale. Sono centinaia gli yacht che fanno scalo a Horta nella traversata Atlantica, per chi volesse provarla una volta nella vita: www.ventomare.it . Questo porto è anche punto di arrivo di regate internazionali che consacrano la tradizione nautica del posto, a testimoniarlo, ci sono i “murales” lasciati a terra da chi ha attraccato in porto. Banchine e pontili sono coloratissimi e pieni di scritte, bandiere, stemmi e segni di riconoscimento di ogni equipaggio passato da qui. E il locale più trendy dell’Atlantico Settentrionale, quello dove si ritrovano i lupi di mare dal 1918, è il Peter Cafè Sport, dove bere una birra ghiacciata in compagnia di sconosciuti è, ancora oggi, un rito di buon auspicio per chi si rimette in mare sull’onda del ritorno.









